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Commercio elettronico


IL COMMERCIO ELETTRONICO NEL MIRINO DEL FISCO

Alla ricerca di miliardi per ridurre la pressione fiscale, il Ministero delle Finanze va a caccia di evasori nella rete. Nel mirino il commercio elettronico, fonte di potenziale evasione e - secondo una denuncia dei superispettori del Secit - di sospetto riciclaggio di denaro di provenienza illecita. La necessità di un intervento equilibrato in un settore in fase di sviluppo iniziale per evitare di far morire il pulcino che un giorno potrebbe diventare una gallina dalle uova d'oro, anche per il fisco.

Gli ispettori del fisco invadono la rete e non c'è tregua per chi credeva di aver finalmente trovato il suo angolo di paradiso, naturalmente fiscale, al riparo dalle tasse. Dopo il successo della dichiarazione dei redditi on line che sta facendo transitare migliaia di miliardi direttamente dalle tasche dei cittadini alle casse dello Stato, al Ministero delle Finanze hanno deciso di esplorare più a fondo i meandri del web. E così, nel mirino dell'amministrazione finanziaria è entrata la nuova economia e il bersaglio principale è diventato subito il promettente business del commercio elettronico. Il nuovo Ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco, lunga militanza sindacale fino al vertice della Cgil, e profondo conoscitore dei fenomeni sociali ed economici, ha subito colto le potenzialità di sviluppo del settore. Ma al tempo stesso il rischio che le vendite on line, senza adeguati controlli, possono facilmente diventare una fonte di evasione fiscale. E così, ha preso carta e penna ed ha stilato la sua prima direttiva indirizzata ai servizi ispettivi del Ministero raccomandandogli di mettere sotto stretta osservazione il commercio elettronico.
Bisogna verificare - scrive il Ministro - "i fenomeni evasivi connessi agli acquisti via internet". Del Turco raccoglie così anche l'allarme lanciati dai superispettori fiscali del Secit che in più occasioni avevano denunciato gli enormi margini di potenziale evasione fiscale insiti nelle transazioni che avvengono in rete. Un mercato virtuale in cui si scambiano beni di diversa natura che molto spesso non lasciano alcuna traccia del loro passaggio. Evidente dunque il rischio che vengano nascosti al fisco attività e fatturato delle aziende che operano sul web. Ma c'è un altro pericolo in agguato che preoccupa i superispettori e per alcuni aspetti anche la magistratura: la possibilità che nei meandri di internet, al riparo di tanta discrezione che sconfina nell'anonimato, possa proliferare anche il riciclaggio di denaro di provenienza illecita.
"Lo sviluppo senza controllo del commercio elettronico - segnalava recentemente il Secit - "può compromettere in modo pesante gli interessi tributari dello Stato". Perfettamente d'accordo, e anzi possiamo aggiungere, non solo quelli tributari. Arriva dunque al momento opportuno l'iniziativa delle Finanze. Il fenomeno è ancora nella fase iniziale e può essere aiutato a crescere bene, senza deviazioni e nel rispetto delle regole. Ma proprio perché sta cominciando a muovere i primi passi , tra l'altro in ritardo rispetto agli altri mercati europei e degli Stati Uniti, siamo convinti che l'attenzione del fisco nei confronti del commercio elettronico sarà come quello di una chioccia per il suo pulcino. Un pulcino, vale la pena ricordarlo, che un giorno potrebbe diventare una gallina dalle uova d'oro, parte delle quali finirebbero nelle casse dello Stato. Attenzione però alle eccessive premure: troppo zelo e troppa attenzione potrebbero ritardare la crescita del pulcino o addirittura ammazzarlo.
E allora addio gallina dalle uova d'oro.


Franco Russetti f.russetti@infoleggi.com
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