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Commercio
elettronico
Le
difficoltà di accertamento delle violazioni
Il Consiglio dell'unione europea ha recentemente formulato una
proposta che adotta un Piano pluriennale d'azione comunitaria
per promuovere l'uso di Internet - pubblicato in gazzetta ufficiale
delle Comunità europee, C 48/8 del 13/3/1998 - che evidenzia l'attuale
difficoltà a "controllare" in qualche forma l'uso del nuovo strumento.
Nella premessa il Consiglio ritiene che Internet sta diventando
un'industria che offre servizi al grande pubblico con conseguenze
positive soprattutto per l'istruzione, le fonti di informazione
e così via. Si aggiunge subito dopo la riflessione sulle conseguenze
negative che tale fenomeno ha già evidenziato: ci si preoccupa
dei contenuti nocivi e illegali diffusi da Internet ritenendolo
un ostacolo per lo sviluppo e l'instaurarsi di un ambiente propizio
alle iniziative. Soprattutto per l'industria si avverte l'esigenza
di un controllo dei contenuti o di strumenti di filtraggio per
promuovere un ambiente sicuro. Ricordiamo che la discussione dei
problemi posti dal rapido sviluppo di Internet, é sorta in ambito
europeo fin dai primi mesi del 1996.
Il Parlamento europeo nella sua risoluzione del 24 aprile 1997
ha invitato gli Stati membri a definire nei rispettivi ordinamenti
giuridici norme minime comuni e forme di cooperazione, per raggiungere
l'obiettivo comune di rendere sicuro l'uso di Internet. La Dichiarazione
ministeriale adottata alla Conferenza internazionale sul tema
"Realizzare le potenzialità delle reti globali di informazione",
tenutasi a Bonn il 6-8 luglio 1997 ha sottolineato il ruolo che
il settore privato può assumere nella tutela degli interessi dei
consumatori ed incoraggia l'industria ad escogitare sistemi di
valutazione del contenuto e proporre servizi di valutazione adeguati
alle esigenze dei vari utenti con la salvaguardia degli interessi
della società in generale, compresi quelli dei produttori e dei
consumatori. Senza addentrarci nella valutazione di merito sui
sistemi di filtraggio o di controllo che introducono la discussione
su argomenti come la limitazione della libertà o della forma di
espressione, la riflessione sulla discussione comunitaria evidenzia
la preoccupazione di tutti di voler prevenire le violazioni, soprattutto
se commesse attraverso strumenti sconosciuti agli organi di controllo.
Sono ormai note le diverse storie degli "hacker" conosciuti come
"pirati informatici", non solo perché riescono a dimostrare di
essere più bravi degli amministratori dei sistemi ma perché riescono
a procurare danni nelle più svariate forme. L'impresa che decide
di utilizzare i nuovi strumenti tecnologici non può sottovalutare
il rischio che da esso ne potrebbe derivare.
Prendiamo il caso della diffondere dei virus o di programmi atti
a danneggiare altri sistemi informatici attraverso il collegamento
in rete. In merito, uno studente della Cornell University, Robert
Tappan Morris, fu condannato nel 1991 in America per aver infettato
6.000 computer con un virus, al fine di dimostrare che i sistemi
adottati, per impedire l'accesso non autorizzato a Internet, erano
assolutamente inaffidabili. L'osservatorio sulla criminalità informatica
- FTI - fin dal Rapporto del 1997, ha distinto due filoni di violazioni
informatiche: gli atti commessi per mezzo di tecnologie informatiche
e gli atti a danno dei sistemi informatici e telematici. In entrambi
i casi le difficoltà dell'accertamento sono legate all'uso dei
sistemi tradizionali di investigazione.
A parte qualche gruppo isolato, in generale non esiste a livello
nazionale un nucleo di Polizia giudiziaria che si occupa di tutte
le violazioni informatiche. E potrebbe non bastare il solo nucleo
specializzato per ogni provincia senza la collaborazione di esperti
che vivono - per lavoro - nei diversi settori delle nuove tecnologie.
Il punto debole della materia é che non basta più studiare a scuola
o all'università l'informatica. La velocità dell'evoluzione tecnologica
ad esempio nel settore dell'internetworking, richiede un lavoro
di gruppo per fronteggiare il fenomeno della pirateria, cioè di
coloro che per passione o interessi vivono full-time nel mondo
digitale. I termini, piazze telematiche, realtà virtuali, città
invisibili non sono più racconti tratti dai libri di fantascienza.
Tornando al fenomeno delle violazioni, esaminiamo il caso di un
furto del numero di una carta di credito e proviamo ad esaminare
il suo sviluppo. Colui che ha subito il furto potrà denunciare
l'accaduto presso l'autorità giudiziaria. La denuncia sarà contro
gli ignoti. La polizia giudiziaria delegata dal magistrato comincerà
a prendere contatti con l'istituto di credito presso cui era stato
rilasciato la carta di credito. A questo punto la Banca offrirà
la massima collaborazione, ma non potrà far altro che indicare
la provenienza della richiesta di addebito delle somme prelevate.
Si scopre così che magari la richiesta é pervenuta dall'estero
e che si é costretti a chiedere una rogatoria internazionale per
proseguire le ricerche. A questo punto le difficoltà non sono
più solo operative ma cominciano i problemi tecnici. Chi preleverà
i "log", cioé il tracciato delle operazioni registrate? Come controllare
la differenza del fuso orario con le mille difficoltà dei differenti
sistemi operativi in uso, con la precaria affidabilità dei supporti
contenenti i dati o con quant'altro di imprevedibile possa accadere
ad un sistema telematico che é pur sempre soggetto ad avarie?
In molti casi, se il furto é opera di esperti la ricerca non si
limiterà ad un solo sistema. Si innesca il cosiddetto fenomeno
del ping-pong o rimbalzo, cioè collegandosi a più sistemi prima
di compiere la violazione. Ci sono stati diversi episodi, per
quanto riguarda i messaggi di posta elettronica, in cui attraverso
i remailer anonimi, cioè dei computer che consentono di cambiare
il proprio nome e addirittura di rendersi anonimi cancellando
ogni traccia o identità del mittente, sono state compiute violazioni
e danneggiamenti vari.
La soluzione del problema, é da ricercarsi nell'equilibrio tra
maggiore sicurezza e migliori tecniche di accertamento delle violazioni.
E' vero che entrare in un'abitazione con la porta aperta o senza
una parete é pur sempre violazione di domicilio e della proprietà
privata, ma a quel punto bisogna punire anche la semplice curiosità.
Per finire, non sono le nuove norme che occorrono! Qualcuno già
due secoli fa disse che le troppe leggi, che il cittadino non
poteva conoscere a memoria, erano peggio delle poche leggi! Bisogna
trovare il metodo per seguire, a vista d'occhio, l'evoluzione
dell'informatica e della telematica, con gli strumenti a disposizione
in quel momento.
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