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Leggete attentamente le avvertenze
Due o tre anni
fa la difesa della privacy sembrava un'emergenza globale.
Non c'era articolo specializzato in cui non si facesse menzione del
problema, non c'era newsgroup in cui il tema non saltasse fuori a
tener banco per settimane, non c'era istituzione per i diritti in
rete che non sbandierasse il pericolo di un grande controllo orwelliano
sul grande popolo di Internet.
Echelon, PGP e Zimmermann erano le parole chiave di questo dibattito,
un dibattito tutto incentrato sul nuovo, inusitato, pericolosissimo
attacco condotto dalle istituzioni e dal marketing alla sfera privata.
Centinaia di migliaia di persone crittavano le loro mail con l'ultimo
degli algoritmi usciti e voci di sdegno si sollevavano da ogni parte.
Oggi quelle stesse
persone che perdevano ore a rendere i loro messaggi di auguri ad un
collega illeggibili dal più potente dei supercomputer rispondono
con una sonora risata agli stessi argomenti che qualcuno dei meno
estremisti rivolgeva loro non più di 24 mesi fa.
E' un dato di fatto insomma che la questione della privacy abbia perso
di appeal mediatico. Ma il problema rimane in piedi e questa sua scarsa
visibilità sui mezzi di comunicazione ha influito anche sulla
sua resa politica.
Una delle conseguenze è che la legislazione in materia di privacy
sta vivendo (in Italia ma anche e soprattutto negli USA) un periodo
di stagnazione, una stagnazione sulla quale le aziende trovano uno
spazio operativo da non sottovalutare.
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